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18-09-2017

Il Fondo di Solidarietà per i coniugi separati in stato di bisogno

Avv. Elena Gallato

La legge di Stabilità 2016, art. 1, commi 414, 415 e 416, ha istituito il c.d. il Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno.


Il Fondo, che è stato reso operativo con il Decreto del Ministero della Giustizia del 15.12.2016 entrato in vigore lo scorso 14.01.2017, è una misura di sostegno sperimentale per gli anni 2016 e 2017.


Invero, la sperimentazione, per espressa previsione normativa, è avviata dalla data di entrata in vigore del del DM attuativo (e, quindi, dal 14.01.2017) e presso i soli Tribunali situati nel capoluogo dei distretti sede delle corti di appello (e, quindi, presso i Tribunali di Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Catania, Catanzaro, Firenze, Genova, L’Aquila, Lecce, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Sassari, Taranto, Torino, Trento, Trieste, Venezia).


La misura propone lo scopo di fornire un sostegno economico al coniuge separato che non sia in grado di provvedere al mantenimento proprio e dei figli minori, oltre che dei figli maggiorenni portatori di handicap grave con i quali convive, e che non percepisca l’assegno periodico a titolo di mantenimento ex art. 156 c.c. per inadempienza del coniuge che vi è tenuto.


I presupposti per accedere al fondo.


Legittimazione attiva.


1) Il richiedente può essere solo il coniuge separato convivente (inteso con collocatario prevalente) con figli minori o con maggiorenni portatori di handicap gravi, che sia beneficiario di un assegno di mantenimento ex art. 156 c.c..

Quindi, atteso il tenore letterale della norma, è escluso l’accesso al fondo:



2) Il richiedente, inoltre, deve versare necessariamente in stato di bisogno e non essere in grado di provvedere al mantenimento proprio e della prole.

E, a pena d’inammissibilità e con dichiarazione resa ai sensi del DPR n. 445/2000, deve dichiarare, invia alternativa:



3) Il coniuge, tenuto al mantenimento ex art. 156 c.c., deve essere inadempiente (anche parzialmente) con decorrenza 1.01.2016.

4) Il richiedente deve, prima di accedere al Fondo, aver tentato il recupero forzato del proprio credito. Invero, egli, a pena di inammissibilità, deve:



Sull’istanza di accesso al Fondo.


Per accedere al Fondo è necessario utilizzare il form predisposto dal Ministero, disponibile sin dal 13.02.2017 nell’area dedicata al Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno del sito del Ministero (www.giustizia.it). L’istanza difforme dal form è inammissibile.


L’istanza, completa delle dichiarazioni e delle allegazioni di cui all’art. 3, commi 2), 3) e 4) del DM Ministero della Giustizia 15.12.2016, deve essere depositata presso la cancelleria della Volontaria Giurisdizione del Tribunale del capoluogo di provincia sede di Corte d’Appello, nel cui distretto risiede il richiedente.


All’esito del procedimento, che si svolge inaudita altera parte e consiste nella verifica dei presupposti di accesso a norma dell’art. 3 del DM 15.12.2016, il Presidente del Tribunale o il Giudice da lui delegato, entro trenta giorni dal deposito dell’istanza, qualora la ritenga ammissibile, la trasmette al Dipartimento per gli Affari di Giustizia del Ministero della Giustizia, presso il quale è istituito il Fondo, per la corresponsione della somma richiesta nei limiti di quanto prescritto dall’art. 5, commi 2 e 3, DM Ministero della Giustizia 15.12.2016.


Il Fondo, sulla base del provvedimento di ammissibilità del Tribunale, accoglie (o rigetta) l’istanza e provvede alla sua liquidazione.


Diversamente, se l’Autorità Giudiziaria ritiene inammissibile l’istanza per carenza dei presupposti ex art. 3 DM, la rigetta con decreto non impugnabile. Tuttavia, non essendo il provvedimento soggetto a giudicato, l’istanza può essere pacificamente riproposta.


Se, invece, l’Autorità Giudiziaria, pur sussistendone i presupposti, ritiene l’istanza inammissibile, il Tribunale la trasmette ugualmente al Fondo, indicandone le ragioni.


Sulla liquidazione delle istanze accolte e sulla revoca della misura.


Il Fondo, alla scadenza di ciascun trimestre, distribuisce agli aventi diritto le risorse economiche imputate al medesimo trimestre.


La distribuzione tra gli aventi diritto avviene secondo criteri di proporzionalità e, in nessun caso, all’avente diritto, in relazione a ciascun rateo dell’assegno di mantenimento, può essere erogata una somma eccedente la misura massima mensile dell’assegno sociale.


Il provvedimento, con cui il Ministero della giustizia accoglie l’istanza del richiedente, è revocato nel caso venga accertata l’insussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi per l’ottenimento delle somme, ovvero nel caso la documentazione presentata contenga elementi non veritieri o sia incompleta rispetto a quella richiesta.


Sono fatte salve le eventuali conseguenze di legge civile, penale e amministrativa e, in ogni caso, si provvede al recupero delle somme indebitamente erogate.


Sul recupero delle somme e alimentazione del fondo.


Entro trenta giorni dalla distribuzione delle risorse imputate a ciascun trimestre, il Dipartimento presso il quale è istituito il Fondo intima al coniuge inadempiente il versamento di quanto erogato nel termine di dieci giorni dal ricevimento dell’intimazione.


In mancanza, il Ministero, in presenza di fondati indici di solvibilità, promuove azione esecutive per il recupero delle somme erogate, surrogandosi ex art. 1203, comma 1, n. 3) c.c. nei diritti dell’avente diritto e in forza del titolo esecutivo allegato all’istanza ex art. 3, comme 4, lett. D) DM Ministero della Giustizia 15.12.2016.


Le somme eventualmente erogate vengono riassegnate al Fondo di Solidarietà.

La disciplina del neoistituito Fondo di Solidarietà presenta delle criticità.


Invero, ad avviso di chi scrive, essa, da un lato, scoraggia l’avvio della procedura da parte dell’avente diritto, che si trova in reale stato di necessità, e, dall’altro, svilisce i traguardi di civiltà raggiunti con le recenti riforme del diritto di famiglia.

Precisamente:



Avv. Elena Gallato


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